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martedì 6 dicembre 2011

LA MIA MARATONA!!! Pensieri e parole dei nostri atleti

ZANCHI PAOLA

……28 novembre 2011. Domenica mattina. Sveglia ore 06.30.Aria fresca dal balcone del nostro “hotel della pace”.Buongiorno, buongiorno a Pamela, Mariangela, Andrea, Giulio e PIetro. Colazione, crostata di “Donna Eleonora”buonissima. Tragitto albergo- lungarno Giraldi, l’incontro con gli altri compagni alle griglie di partenza…primo batticuore, oddio ci siamo…l’attesa (fa ancora freddo per me). 09.17 lo sparo e via, si va….rumori di passi sui ciottoli, i miei e di Pippi, primi respiri affannati intorno. Serpentone umano colorato lungo le vie, palloncini, passi sotto i ponti poi l’eco delle urla dei maratoneti..lacrime. La domanda che ti batte in testa: ce la farò? Affanno e sete, finalmente acqua. Aumenta il ritmo, poi solo occhi, occhi di turisti, di bambini che incitano il loro “babbone” che corre, occhi di cani e sorrisi “vai vai forza!”. Fatica e sudore appiccicato alla fronte (bella la maglietta del corridore di fronte con il giglio fiorentino!). L’arcobaleno di colori del Parco delle Cascine poi ancora avanti; vicoli e primi odori di cucina che escono dalle case, sete sete….Gomitata (come al solito) alla mia compagna di avventura…scusami scusami ,non è niente mi dice…Dobbiamo correre ancora, ancora tanta strada da mettere sotto alle scarpe e dietro le spalle. Ma che coraggio ci fanno le belle facce di nostri sostenitori al 21 km! Pezzi di cielo azzurro tra i tetti guelfi e ghibellini…Poi alla fine l’arrivo..il cuore nelle orecchie, nelle gambe, nella gola…..l’abbraccio a chi ha corso con te la “tua prima maratona!” non ha prezzo. GRAZIE FIRENZE



Forse mi sono lasciata prendere la mano….ma non ne ho potuto fare a meno…le parole uscivano da sole!



NOCENTINI GIULIO

In questi ultimi tre mesi di intensi allenamenti, parlavo di MARATONA con estrema semplicità, quasi con banalità, come se si trattasse di una bella passeggiata nel centro storico di Firenze o una specie di rimpatriata ecologica tra amici di vecchia data.

Questo era ciò che la mia mente di runner “novellino” riusciva a partorire riguardo l’idea di MARATONA.

Finché non ti trovi lì, in mezzo alla marea umana assiepata dietro i cancelli della partenza, vestito da RIS con le gambe che ti tremano per l’emozione. Esorcizzi la paura scambiando qualche fugace battuta con i tuoi compagni di avventura, mentre dentro di te preghi di riuscire almeno a finire quella gara senza problemi. Poi davanti a te cominciano a muoversi. Rompi quella ridicola tuta bianca e ti rendi conto che non avevi mai sentito freddo. Anzi non ci avevi nemmeno pensato alla temperatura. Gli ultimi consigli, qualche grido di carica lanciato dai tuoi amici e ti ritrovi nel fiume in piena dei corridori. Ci metti poco a realizzare che, nonostante tu sia circondato da migliaia di anime, sei solo e te la devi cavare esclusivamente con le tue forze. Macini chilometri su chilometri a passo costante, cercando di rimanere forte e saldo, cercando di non pensare a quelle crisi sopra i trenta Km che hanno accompagnato i tuoi lunghi. Scavi dentro di te cercando di trovare le giuste motivazioni. La gente ti incita, la musica rock ti ristora, batti il cinque a file di mani che si sporgono verso la strada. Ogni tanto spii il Garmin cercando di capire se sei troppo lento o troppo veloce. Non hai voglia di fare calcoli; pensi solo a proseguire dritto e sicuro. Guardi tra la folla sperando di vedere qualche faccia amica nel pubblico. Le note di “sweet home Alabama” ti rigenerano. Percorri gli ultimi metri. È già finita? Non è possibile. Acceleri mentre senti gridare il tuo nome. Passi sotto i palloni del traguardo, alzando le mani mentre una piccola lacrima riga la parte destra del tuo volto. Emozionato. Ora so dare un significato a quel banale termine iniziale: “MARATONA”. L’unico dubbio è: quando facciamo la prossima?.



materiale raccolto da F.M.+M.

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